IV Novembre: Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale.

Il 4 novembre ricorre la Festa delle forze armate e dell’Unità Nazionale. Commemoriamo questa data leggendo l’acrostico dedicato da Antonio Roma ai soldati sanmanghesi della prima guerra mondiale. Ma perché si celebra il 4 novembre?
In questo giorno del 1918 terminava vittoriosamente per l’Italia la Grande Guerra. Grande per il coinvolgimento delle Nazioni, grande il dispiego di forze ed armamenti, grande per i milioni di morti, grande per distruzioni, grande per le immani tragedie, grande per gli sconvolgimenti apportati. Molti i morti italiani, molti i feriti ed i mutilati ritornati dal fronte, molte le famiglie distrutte. L’Italia intera aveva dato il suo contributo. Ragazzi del sud, del centro e del nord combattevano fianco a fianco nelle trincee per fermare il più forte esercito dell’epoca, quello austro ungarico. Tutti uniti per affermare l’indipendenza e l’unità della Nazione, dalla Sicilia alle Alpi. E per un’ Italia unita padri e madri, spose e figli, da nord a sud, versarono amare lacrime di dolore per il tributo di sangue offerto alla Patria.
La festività del 4 novembre è stata istituita nel 1919 per commemorare il tributo di sangue e le gesta eroiche che gli italiani seppero mostrare sul Carso e sul Piave. Nella stessa data si festeggia anche il Giorno dell’Unità d’Italia. E’ durata fino al 1976 quest’unica unica festa nazionale che sia stata celebrata dall’Italia prima, durante e dopo il fascismo. Dal 1977, dopo una riforma del calendario volta ad aumentare i giorni lavorativi, la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate si stabili di festeggiarla nella prima domenica di novembre, la qual cosa ne fece diminuire progressivamente l’importanza negli anni successivi.
Per molti anni San Mango Piemonte ha celebrato la “Giornata dell Forze Armate” e della “Festa dell’Unità d’Italia” con il coinvolgimento di autorità civili e religiose, scuole ed associazioni, bambini e famiglie, reduci e combattenti, con una cerimonia commemorativa che si può desumere, per buona parte, dall’allegata scaletta in rima scritta da Antonio Roma.
A centouno anni di distanza il ricordo della Grande Guerra diventa ancor più fumoso perché rimangono ormai solo i testi a raccontarne gli eventi, i racconti dei nipoti dei cavalieri di Vittorio Veneto ed i cimeli di guerra custoditi dalle famiglie di quei valorosi fanti guerrieri che sopravvissero alle gelide trincee alpine ed alle luttuose acque del Piave.
Oggi si spera che ogni iniziativa, ricordo o commemorazione posta in essere riconosca ai nostri nonni il sacrificio fatto nella costruzione e ricostruzione dell’Italia, affermi il nostro orgoglio italiano in una libera e democratica comunità europea, e lo esporti a tutta la comunità mondiale in modo tale da dare, ai tanti connazionali emigrati, la fierezza di essere ancora e sempre italiani discendenti di quei fanti-guerrieri che si sacrificarono per la edificazione di una Italia Libera e Unita.

 

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