Riparte “San Mango-Balvano: percorso di memoria e di futuro”, intesa progettuale con l’amministrazione comunale di Balvano (PZ)

Sabato 25 maggio 2019 una delegazione delle Pro Loco di San Mango Piemonte ed “Etruschi di Frontiera” di Pontecagnano Faiano è stata ospitata, nella sede municipale del Comune di Balvano (PZ), dal vicesindaco Antonia Scarfiglieri in rappresentanza dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Costantino Di Carlo.

L’incontro si inquadra nella ricerca di nuove  intese progettuali per l’evento “San Mango Balvano: percorso di memoria e di futuro” in cui enti ed associazioni di promozione sociale dei rispettivi paesi, mirano a favorire un flusso turistico-economico tra due territori, quello salernitano e quello lucano, costellati da comuni contenuti e peculiari caratteristiche che richiedono tutela, promozione e valorizzazione.

Sulla scorta di eventi storici comuni, familiarità culturali e consolidati interscambi tra i rispettivi territori, le locali Pro Loco,  gemellatesi nel 2008 con volontà condivisa e solidale, hanno attuato dal 2007  il progetto “San Mango – Balvano: percorso di memoria e di futuro” col proposito di: consolidare la conoscenza storica, culturale, sociale, artistica, ambientale, economica ed enogastronomica delle rispettive realtà territoriali; promuovere e far sì che la memoria delle reciproche radici resti e sia di insegnamento e crescita per le giovani generazioni; realizzare percorsi culturali, rurali ed enogastronomici; promuovere iniziative di interscambi socio-economici solidali e partecipati; organizzare congressi, convegni, rassegne, mostre e concorsi a valenza turistica e su tematiche commemorative, valorizzative e produttive.
Molte iniziative intraprese e realizzate fino ad oggi. In particolare quelle sulla tragedia del treno 8017 (convegni, visite, incontri celebrativi e raduni artistici) intese ad offrire ossigeno ad una memoria comune ancora viva ed a ripercorrere il cammino della speranza e del bisogno per dare un segno al silenzioso sacrificio di tanti civili dimenticati (padri e madri, fratelli e sorelle) vittime incolpevoli di una odiata guerra.

Comune volontà della Pro Loco è stata collaborare e partecipare all’organizzazione di un unico evento commemorativo per la condivisone più ampia di tutte le componenti interessate alla vicenda della disgrazia che colpì molte famiglie del napoletano, del salernitano e del territorio lucano, nonchè dare voce alle tante vittime cadute nell’oblio dell’indifferenza e dell’anonimato.

Il coinvolgimento dell’associazionismo ha avuto lo scopo di allargare ed evidenziare le motivazioni e le modalità del lavoro svolto da studiosi, letterati ed artisti per costituire la memoria degli avvenimenti, un ricordo culturale da condividere umanamente e socialmente, una conoscenza da cui trarre le ragioni di un viaggio, le angosce di una speranza, i sapori di un bisogno, i colori di una tragedia, i resoconti di un silenzio.

 

 

Pannello con quadro commemorativo ideato da Laura Bruno sulla tragedia del treno 8017, e versi dedicati da Nicola Vitolo a Balvano ed alla sua gente.

Il progetto “San Mango – Balvano: percorso di memoria e di futuro” ha preso spunto dalla relazione presentata dal docente dell’Università di Salerno Enzo Esposito al convegno su tematiche antropologiche che la Pro Loco di San Mango Piemonte  ha organizzato per diversi anni il 7 dicembre in occasione del perpetuarsi del tradizionale rito del “Vampalorio” o falò della vigilia dell’Immacolata. Il professore di antropologia culturale, nell’illustrare le modalità della datazione della quotidianità tra le popolazioni rurali meridionali, portò ad esempio la gente di Balvano che datavano gli avvenimenti locali col pre e post disastro del treno. Una tragedia ferroviaria che destò molta commozione all’epoca e che rimane, ancora oggi, la più grande catastrofe consumatosi sulle rotaie italiane. Il 2 marzo 1944 partì dalla stazione di Battipaglia, destinazione Potenza, il treno straordinario 8017. Aveva doppia trazione, assicurata da due locomotive del deposito di Salerno, e 47 carri, dei quali 6 carichi con merci varie civili e 41 vuoti. Sul convoglio merci avevano preso posto oltre 600 viaggiatori, provenienti da vari comuni del napoletano e del salernitano, che andavano ad acquistare cibo per i propri cari o da rivendere al mercato nero di Salerno e Napoli. Il treno procedeva lentamente ed alle una circa del 3 marzo entrò nella galleria delle “Armi” nella tratta Balvano-Ricigliano. Quando tutti i vagoni, eccetto gli ultimi due, si trovarono all’interno della galleria, le ruote motrici delle locomotive iniziarono a slittare e poi si bloccarono del tutto. I macchinisti cercarono di far ripartire il treno, il fumo della combustione riempì la galleria col micidiale monossido di carbonio. Morirono in 526 senza accorgersi del pericolo, senza panico o tentativo di fuga. L’immane tragedia maturò in un meridione devastato dalla guerra e dalla fame, dedito principalmente alla ricerca di cibo necessario alla sopravvivenza. Il 9 marzo 1944 il Governo Badoglio, con sede a Salerno, dedicò l’intera seduta alla sciagura. Fu aperta un’inchiesta anche dagli alleati sulla tragedia ferroviaria che destò molta commozione all’epoca e che rimane, ancora oggi, la più grande catastrofe consumatosi sulle rotaie italiane.

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