Ortensio Cavallo, poeta

Discorso celebrativo di Antonio Roma, studioso e ricercatore storico, in occasione del 60° anniversario alla morte  celebrato con l’inaugurazione dell’anno scolastico 2004/2005 della scuola elementare “Ortensio Cavallo”.

Il sessantesimo anniversario della morte di ORTENSIO CAVALLO, nato a San Mango Piemonte il 5 agosto del 1873 e morto a Salerno il 14 aprile del 1944, non poteva e non doveva passare inosservato, specialmente nella sua natia San Mango, da lui amata e cantata come la terra materna del Sannazaro.

Non poteva San Mango dimenticare questo avvocato e poeta che aveva lasciato una traccia indelebile della sua opera in tutti i giornali della provincia per oltre quarant’anni.

Non poteva questa nobile terra dei Monti Picentini dimenticare uno dei suoi figli migliori, forse l’unico suo benefattore, il quale aveva voluto testimoniare quel suo amore filiale con il dono della casa avita da utilizzarsi ad Edificio Scolastico o comunque per fini pubblici a favore della collettività sammanghese, legandola al caro nome dell’eroico figlio scomparso nei cieli di Aviano nel 1929.

Nel ricordare oggi  qui Ortensio Cavallo a sessant’anni dalla morte, mi sovviene immediato l’incipit usato per la famiglia SANTOMANGO o SANTOMAGNO da Don Ferrante Della Marra, storico della prima metà del 1600 che scriveva :  “Quando anche non fosse un ramo degli Aquini, come per buone e sode ragioni si può affermare, casa illustre è veramente quella degli antichi Signori di Santomango…”.

E quindi anch’io dirò che Ortensio Cavallo, se anche non fosse stato, sia pure per pochi anni, quel buon avvocato avviato ad una splendida carriera nel Foro di Salerno, noto soprattutto quale patrocinatore dei più derelitti e bisognosi; se anche non fosse stato quel noto letterato e giornalista e soprattutto oratore facondo, meglio conferenziere, chiamato da più parti per l’ampia cultura e la parola ammaliante; se anche non fosse stato quel grande poeta dall’inesauribile vena, capace di inondare con i suoi versi non uno ma tutti i giornali della Provincia per oltre un quarantennio; se non dovesse essere ricordato per le sua alte qualità di sposo e di padre, si, soprattutto di padre, tanto da riprendere, a tarda età, gli studi universitari, solo per stare accanto agli adorati suoi figlioli e nutrirli di nuove risposte; se anche non fosse stato quel mecenate che raccolse presso la sua abitazione in Salerno i giovani poeti e letterati del tempo, ebbene, basterebbe quel suo ultimo generoso atto a favore del paesello natio a segnalarlo per sempre al ricordo della collettività,  e sopratutto alle giovani generazioni, perché fu in forza di quel suo dono che San Mango Piemonte, grazie alle non meno preclari doti di umanità del reverendissimo e non dimenticato Don Luigi Alfinito, ebbe il suo Asilo Infantile, che ha visto formarsi tante generazioni da quel lontano 1946 fino ai giorni nostri.

Ortensio Cavallo, discendeva da una delle più antiche e nobili famiglie di San Mango, famiglia di sacerdoti (come non ricordare Don Santolo, Don Francesco, Don Giuseppe e soprattutto Don Pietro Cavallo, parroco della Parrocchia di Santa Maria a Corte che ci lasciò la statua della Madonna del Rosario, costata 30 ducati ed opera del maestro Tozza),  di notai (da Donato a Ferdinando e poi da Roberto, anche sindaco, a Magno, che a cominciare dal 1750 hanno registrato migliaia di atti per i cittadini della provincia salernitana) , di dottori (basta ricordare Don Luigi Cavallo, ottimo letterato oltre che bravo dottore e non dimenticato sindaco, e suo figlio Alfonso),  di eroi (da Raffaele, rinomato poeta satirico,  che nel 1799, all’epoca della rivoluzione napoletana, a soli vent’anni compose una canzone rivoluzionaria contro il mal governo dei Borboni; all’altro Raffaele, nato nel 1828, che ancora studente, partecipò alla prima guerra di indipendenza sui campi della Lombardia;  a Giuseppe, garibaldino, che si coprì di gloria sui campi del Volturno a fianco dell’altro concittadino Francesco Spirito e come lui, disdegnò ogni onore ed ogni facile carriera) ai più semplici ma non meno noti cancellieri, tesorieri e segretari nell’epoca feudale e nel primo decurionato).  Avviato agli studi classici, portò nei banchi di scuola quel suo attaccamento alla terra natia ed alle sue antiche glorie, vantando questa nostra terra come la terra materna del Sannazaro, tanto che Francesco Galdi, proveniente dal Ginnasio di Cava,  suo amico di banco al Liceo di Salerno, si schermiva non potendo rispondere alla stessa maniera. E questo suo attaccamento alla fama del Sannazaro egli coltivò con una cultura classica, facilitato da uno studio assiduo e profondo e da una memoria prodigiosa che aveva lungamente esercitata secondo una buona abitudine di quei tempi, poi caduta in disuso. Non meravigliò, quindi, il suo primeggiare su tutti, soprattutto nella storia e nella letteratura, aiutato da una preparazione che raggiungeva compulsando volumi estesi e particolareggiati delle Biblioteche cittadine, confrontando il fenomeno storico con gli atteggiamenti letterari, filosofici ed artistici dell’epoca, senza che la vena poetica fuoriuscisse dal suo privato di studente, se il Galdi ricorda che neppure un verso uscì da quelle labbra in quei tre anni del Liceo.

Avviato agli studi di giurisprudenza, si laureò in una disciplina che sembrava così lontana dalla storia e soprattutto da quella sua cultura umanistica. Ma solo poco più tardi le due professioni, di avvocato e di poeta, riuscirono a convivere senza che l’una prevaricasse sull’altra, tanto che spesso il poeta cedeva il passo all’avvocato quando c’era da difendere un malcapitato sprovvisto di mezzi, e l’avvocato indietreggiava davanti al poeta quando il sorgere di un nuovo periodico o una festa o un qualsiasi spunto politico e culturale era l’attesa occasione per buttare giù fiumi di versi, tanto che così scrisse di Lui Matteo Incagliati : “destro in ogni rima, anche obbligata, pronto ad ogni canto anche improvvisato, steso in novanta o cento ottave in una notte”.

Esercitò l’avvocatura per circa un ventennio, non lucri causa ma gratis et amore dei, seguendo l’impulso del suo cuore generoso, mettendosi al servizio del debole e del povero, perché ben sapeva che il più delle volte il debole era sopraffatto dal più forte e che la povertà mista con l’ignoranza, facilitava gli eccessi, specialmente quando mancavano anche  freni morali.

L’attività poetica, cominciata con un omaggio, e non poteva essere altrimenti, al Sannazaro, appunto intitolato L’Ombra del Sannazaro e che gli meritò le lodi di Francesco Spirito, doveva continuare con tante altre opere poetiche che spaziavano dalla storia alla letteratura, da argomenti frivoli ad argomenti politici, da argomenti conviviali ad argomenti rurali, anzi soprattutto  questi ultimi arricchirono la sua collezione poetica, tanto da essere  appellato, e lui se ne compiaceva, “Vate Agreste”,  anche per quel suo attaccamento alla vita contadina. Numerosissimi i Canti, le Odi, i versi disseminati in circa quarant’anni su tutti i periodici della Provincia, da La Sveglia a Il Momento, da Il Popolo a La Frusta, da Il Risorgimento Salernitano a Il Giornale della Provincia, da Il Buon Senso a L’Irno, a L’Eco  ed a tanti altri più o meno importanti. Non meno numerose furono le pubblicazioni, da :  Omaggi a Taranto a Salerno nella leggeda del povero Enrico, da Il Laticlavio a I sonetti Vesuviani, da Elegia di Nino Cocchia ai Sonetti Sabaudi, da Dal Virgiliano al Francescano Alburno a Il Canzoniere Mariano, da I Sonetti patrii ai numerosissimi Inni, ai tanti versi per Le Sagre dell’Uva, ed a tante altre odi, sonetti e perfino canzoni, alcune delle quali musicate.

Se Ortensio Cavallo, tra i grandi poeti salernitani del suo tempo, non raggiunse le vette che forse la sua cultura meritava, se le sue composizioni non sono tutte ottime  e schiette, c’è sempre un qualcosa di poeticamente alto, fresco, originale, che quasi cozza con i giudizi poco lusinghieri della critica.  Basti ricordare in questi versi l’esaltazione dell’anima nel contemplare le glorie della Vergine:

 

Come cedro del Libano esaltata,

come cipresso di Sion sul monte,

come palma di Cades innalzata,

come platano al fonte;

 

e quale pianta in Gerico di rosa,

qual cinnamomo e balsamo odorante,

quale nei campi oliva speciosa

e qual mirra fragrante;

 

e ancor quant’altri titoli immortali,

Madre del Cielo, per te d’amor pervasa

ti diè l’Italia, ove l’angeliche ali

trasferir la tua casa;

 

O quando, parafrasando l’ode manzoniana del 5 Maggio, esalta la gloria di Giuseppe Verdi:

Cedè, ma una titanica

lotta sostenne il Fato:

giacque, ma l’alma indomita

tutta non sciolse un fiato:

sparve, ma eterno il genio

vive d’Italia in cor.

 

E quando ricorda Francesco Spirito, prima:

 

Tacete, chè si leva a parlar, dritto

com’un atleta, e come un monumento

solenne, e com’un paladino invitto!

 

Scende l’eloquio misurato e lento,

qual in un ritmo ferreo, marziale,

quasi segnante il passo a un reggimento.

 

Così, composto, misurato uguale,

procede nella marcia ognor sicura;

né falla un piede, né solleva un’ala.

 

E l’aula intorno sembra fatta oscura

a la monotonia della parola;

ed ei va innanzi e d’altro non ha cura.

 

Come fanciulli al banco della scuola,

pendon del labbro gli uditori intenti;

s’ode ne l’aula se una mosca vola.

 

 

E lo rimpiange, poi :

 

Perché il tuo corso, o Picentino è lento;

e sembra l’onda tua rappresa in gelo;

e soffocato il murmure in lamento?

 

Perché di sopra fosco il più bel cielo?

Perché cotanti segni di mestizia

intorno; e ovunque il più funereo velo?

 

La bella valle, che alla puerizia

sorrise del più dolce tra’ poeti,

sembra una landa della nivea Scizia!

 

Per non parlare dei numerosissimi versi scritti per le Feste dell’Uva, dalla prima Sagra del 1930 a  tutte quelle successive, immortalando l’uva sanguinella

 

………..ch’è del color dell’oro

e costa un gran lavoro

a chi l’ha da insolfar.

Dell’uve è la più bella:

lo dicon tutti a coro;

e questo gran tesoro

per poco puoi comprar.

 

O ancora :

 

O Sanginella prima ne la festa

a te d’ancella ogni altra Uva si prosta,

e a te, soltanto in questa terra nostra,

tanto aureo manto la Natura appresta….

 

O quando ricorda i premiati della festa del 1935 con una carrellata di 57 ottave, che è un compendio di storia, tradizione e operosità, ed ove non mancano i nomi dei Cioffi (a San Leonardo), dei De Vita (a Sant’Angelo), dei Galdi (ad Altimari), dei Coppola, dei Fraiese, dei Parrilli e dello stesso nostro Don Luigi Alfinito

.

……. che curato

di Sordina non men tiene in onore

il Tempio sotto lui restaurato

ma per il campo ch’era in gran squallore

ed il vigneto n’ha quadruplicato

con il suo lungo studio e il grand’amore,

onde stillò quel succo salutare,

ch’era degno d’andarnene oltre il mare.

 

Ed ancora quando ricorda gli scomparsi, rammaricandosene con i parenti, come nel caso dell’amico Pasquale Cioffi, grande elettore, amico e confidente di Francesco Spirito:

 

Michel, se nel consorzio cittadino

Tu nobilmente or vivine appartato;

io nel mio romitorio amendolino

del tutto sto dal mondo segregato.

Ove l’eco m’è sì tardi arrivato

dell’immatura fin di Pasqualino,

e nel fondo del cuor m’è risuonato,

qual più gran lutto il nostro Picentino;

che Lui ricorda per tanti anni allato,

qual primo araldo e primo paladino

dell’ultimo gran nostro Deputato,

e Lui Signor d’un gran fondo e giardino

fino alla morte ultimo confino!

 

Né gli mancò la vena ironica e satirica, per cui fu celebratore e flagellatore insieme, come lo definì l’inseparabile amico e compatre Felice Cuomo, grande poeta e musicista ebolitano, coautore dei versi mariani dedicati alla Madonna dell’Olmo di Cava:

 

La tua miniera Ortensio,

non ha confin né fondo;

il tuo cervello è un mondo

schiuso all’immensità.

Canti le intatte glorie;

sferzi dei Ciacchi il branco.

Sai che lo spirto è stanco

di frode e di viltà!

 

Forse perché il meglio di lui non è stato mai espresso, anche perchè spesso restava insoddisfatto della sua opera come avvertono parecchie note in calce ai sui versi. Ma Ortensio Cavallo, che da tempo aveva privilegiato la vita contadina, estraniandosi da quella cittadina, soprattutto dopo la morte del giovane figlio aviatore Giuseppe immortalatosi nel cielo di Aviano nel 1929, ed aveva fondato presso il suo podere all’Amendola un Cenacolo di giovani artisti, va ricordato oltre che per i suo meriti artistici, che non furono pochi, per le sue virtù di mente e di cuore, per il suo carattere adamantino, per la sua bontà fatta di conquista, per la sua dirittura morale, per la sua coerenza, per quel senso umano della vita spesa tutta a vantaggio degli altri, per il suo francescanesimo vivo e sentito che penetrò nell’intimo del gran Poverello, cui aveva dedicato l’altro figlio Andrea, cappuccino, cui s’informò tutto il suo animo.

Scomparve nella Pasqua di Resurrezione del 1944, dopo essersi rammaricato di poter lasciare solo un piccolo dono al paesello che lo aveva visto nascere e che gli aveva regalato le prime pene del cuore, e che così suonano nell’atto di donazione della casa avita a favore del Comune di San Mango : “ ….Pertanto osa far questo umile quanto unico a lui possibile dono all’alma terra natia, dolente di non averne altro migliore….”.

Muore quando le campane in festa ancora non annunciano la fine della guerra, lasciandoci questi versi inediti, che giustamente l’Antignani, suo allievo prima e critico poi, definisce, e non a torto, il testamento spirituale nonché il ritratto morale ed artistico di Ortensio Cavallo :

 

Te quando sorge e quando muore il giorno,

quando la sorte a me prospera o ria,

quando il bisogno stringemi d’intorno

chiamo,  Maria.

 

Tu ch’accendesti l’alta fantasia

del Poverel d’Assisi e d’Alighieri

tu guida a ricercar profondi veri

guida mi sia.

 

Ama la famiglia e ne canta le gioie; ama gli amici e ne esalta i meriti; ama la patria e ne celebra le glorie e i fastigi o ne commemora i lutti e i dolori; coltiva la scienza e la partecipa agli altri e nell’alacrità delle opere dà a tutti l’esempio del vivere onesto nell’ansiosa ricerca dei profondi veri.

Egli è poeta, ma prima ancora uomo, padre di famiglia, cittadino.

Sicché la sua poesia non è avulsa dalla realtà, ma è espressione della realtà vissuta e frutto di coerenza di pensiero e di azione.

Per cui ci sembra oggi misero questo tardivo riconoscimento ma non per questo privo di quella riconoscenza che un paese, una collettività deve ad uno dei suoi figli migliori, che ha lascito di sé un segno indelebile per cultura, onestà, amore degli altri, vissuto all’ombra della più sana e virtuosa operosità nella ricerca dell’unica e vera verità.

 

L’anno 2004 è un anno particolarmente importante per la storia di San Mango Piemonte per le tante ricorrenze che quasi si accavallano, a cominciare dal 670° anniversario dall’inizio della guerra civile tra i Santomango e gli Aiello, al probabile 550° anniversario del matrimonio tra Masella Santomango del Barone Baldassare con Niccolò Sannazaro, dal 490° da una delle prime carte geografiche del Regno di Napoli che  riportano il nostro Paese al 250° della istituzione della cattedra di Economia affidata ad Antonio Genovesi, prima in Europa, dal 150° anniversario della nascita di Beniamino Spirito al 90° della morte di Francesco Spirito, dal 60° anniversario della morte di Ortensio Cavallo al 30° della fondazione del Circolo Culturale “Orizzonti Nuovi”.

E’ per questi motivi che la Pro Loco ha voluto  ampliare proprio quest’anno un discorso storico-culturale iniziando con il ricordo del 670° anniversario dell’inizio della guerra civile proponendo alla Scuola Elementare una rievocazione di quei fatti con la nota rappresentazione teatrale tenutasi a fine anno scolastico sotto il patrocinio dell’Amministrazione del Comune di S. Mango P.

Siamo lieti di ricordare che la stessa Amministrazione ha intensamente voluto, ed ottenuto, l’istituzione di una Fondazione “FRANCESCO SPIRITO” che ricordi e  rivaluti il grande avvocato, giurista e parlamentare scomparso in Napoli 90 anni fa.

E mentre siamo in attesa di poter ricordare Beniamino Spirito a centocinquant’anni dalla nascita,  non potevamo dimenticare Ortensio Cavallo, poeta, giornalista e letterato, grande nostro benefattore, addormentatosi nella Pasqua di Resurrezione di 60 anni fa.

E’ quindi con particolare piacere che siamo qui a ricordare questo nostro concittadino a cui l’Amministrazione Comunale aveva già intitolato questo edificio  senza apporvi un tangibile segno di riconoscenza.

Segno di riconoscenza  che ci auguriamo continui nel 2005, quando, pensiamo di ricordare con accenti anche critici l’opera del Cavallo, sia con una dotta conferenza da tenersi presumibilmente in occasione della ricorrenza della scomparsa (14 aprile 2005) arricchita dalla pubblicazione del primo libro della serie “I MEDAGLIONI”, collana storica dei personaggi e degli eventi che hanno illustrato la storia di San Mango edita a cura della Pro Loco e con il patrocinio, ci auguriamo, dell’Amministrazione Comunale, anche se va ricordato che appunto il primo volume intitolato ad Ortensio Cavallo sarà pubblicato a spese del Cav. Armando Voto e dedicato a Don Angelo Maria Cuozzo, ultratrentennale parroco di San Mango, complice di tante iniziative, oggi colpito nel corpo e nello spirito per la perdita del fratello Ciro, caro a noi tutti.

A

ORTENSIO CAVALLO

SAN MANGO P. 5-08-1873                      SALERNO 14-04-1944

AVVOCATO, GIORNALISTA, LETTERATO

ORATORE FACONDO

POETA DALL’INESAURIBILE VENA

CHE

CON RIME SCIOLTE ED OBBLIGATE

CANTO’ LE GLORIE

DI QUESTA SUA NOBILE TERRA NATIA

DEDICANDO L’INTERA SUA VITA

AL CULTO DELLA FEDE, DELLA PATRIA

E DELLA FAMIGLIA

LASCIANDO AI POSTERI

UN ILLUMINATO ESEMPIO

DI

RARA ONESTA’ E SILENZIOSA OPEROSITA’

ALLA RICERCA DELL’ALTRUI BENE.

 

ANTONIO ROMA DETTO’

 

LA PRO LOCO E L’A.C. DI  S. MANGO PIEMONTE

NEL SESSANTESIMO DALLA SCOMPARSA

QUESTA MEMORIA VOLLERO

      IL SINDACO                                            IL PRESIDENTE

  1. NAPOLETANO                                            N. VITOLO

La lapide (cartoncino plastificato cm. 60 x 80) con mattonella raffigurante il poeta, opera di Alessio Tesauro di Giffoni, è stata apposta il 25 Ottobre 2004 nell’atrio della scuola elementare “Ortensio Cavallo” di San Mango Piemonte, alla presenza del Dirigente Scolastico Dottor Domenico Sabia, dello storico Michele Cioffi, di Alessio Tesauro, di Don Angelo Maria Cuozzo, di Nicola Vitolo, presidente della Pro Loco, di Voto Armando e di Antonio Roma. Presenti i ragazzi e le insegnanti della Scuola Elementare, oltre ad alcuni genitori. Hanno manifestato la spiacevole assenza il Dottor Armando Cavallo e la consorte prof. Boggi, per impegni precedenti. Il Sindaco, impossibilitato a presiedere, non ha ritenuto opportuno inviare alcuno, né dell’Amministrazione né dei dipendenti, fosse stato anche un vigile. La cerimonia religiosa è stata officiata da Don Luigi Pierro, che ha poi benedetto la lapide nella Scuola.